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La Tarsia Sorrentina :
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La Storia:
La penisola sorrentina vanta una tradizione secolare nell'arte dell'intarsio sul legno. Già dalla prima metà dell'Ottocento, valenti artigiani sorrentini quali Antonino Damora, Luigi Gargiulo e Michele Grandville furoni i primi a divulgare tale tecnica, che si estese in tutto il territorio napoletano.
Grazie alla fama che godeva Sorrento come luogo di svago e di villeggiatura, molti personaggi del mondo politico e della cultura di fama internazionale, ebbero l'oppurtinità di apprezzare la maestria dei nostri abili ebanisti, tanto da essere ingaggiati da Francesci I di Borbone per il restauro degli arredi di Palazzo Reale. 6e88c5

La Tecnica:
La tecnica dell'intarsio si basa nell'assemblare insieme dei piccoli pezzi di legno, precedentemente tagliati e sagomati a seconda del disegno che si vuole riprodurre. In principio, per ottenere le sfumature, venivano impiegate tutte le essenze di legno naturali (l'arancio, il noce, il legno di rosa, l'agrifoglio, l'acero, il tuja,etc.), mentre l'ossatura del mobile era in ulivo, noce o castagno. In tal modo si otteneva un gioco chiaro-scurale dovuto soltanto alle varie tonalità dei legni e perfezionato infine da piccole incisioni, sempre eseguite a mano, colmate da stucco scuro. Purtroppo questa tecnica più antica fu man mano sostituita dal metodo della "ricacciatura", tipico della tarsia francese nizzarda, ovvero l'uso dell'inchiostro di china per sottolineare il disegno. Ma questo procedimento risultò precario, a causa dello sbiadirsi nel tempo del tratto nero. Altro procedimento che modificò la tarsia sorrentina nella seconda metà dell'Ottocento, fu l'utilizzo di legni colorati che riuscivano a soddisfare una committenza dalle esigenze sempre meno raffinate. La definitiva parabola discendente è stata raggiunta con l'esecuzione dello "smalto su legno", dove l'intarsio è limitato solo al contorno del disegno ed il resto è ottenuto dipingendo semplicemente ad acquerello il soggetto voluto. Infine, le ultime tecniche da menzionare sono quelle del traforo su massello, realizzato con il seghetto, e quella del mosaico in legno, ispirata all'OPUS TESSELATUM di tradizione romana, ovvero il mosaico a piccole tessere. Lo si otteneva disponendo in senso verticale i vari legni, i quali,a vendo composto in precedenza il disegno geometrico o floreale, si tagliavano a strisce applicate poi sull'ossatura del mobile. Per quanto riguarda le decorazioni, gli artigiani si ispiravano ai motivi pompeani e pagani. Solo in un secondo momento, le scene di vita quotidiana ed i costumi napoletani, tratti dalle opere di artisti come Filippo Palizzi, rappresentarono il momento più elevato della tarsia sorrentina.

Dove vederla:
Apprezzata in tutto il mondo, l'arte dell'intarsio è eseguita tutt'oggi da valenti artigiani, anche se con tecniche moderne, con l'obbiettivo di rinnovarsi nel tempo, ma senza abbandonare la tradizione tramandata dai loro predecessori. Pregevoli esempi di antichi arredi sorrentini sono esposti al Museo Correale di Terranova; mentre opere di recente produzione si possono ammirare all'interno della Cattedrale di Sorrento e nella Basilica di S.Antonio.
Per gli appassionati del genere, consigliamo di visitare le botteghe del centro storico, ed in particolare i laboratori di Via dell'Accademia e Via S.Nicola, dove pazienti e abilissimi maestri intarsiatori lavorano pregiate essenze lignee.
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